Cosa pensi dell’uso del glifosato in vigneto?

Un sondaggio in stile 4vini: tre opzioni all’inizio, un ragionamento, tre opzioni alla fine. Cambiare idea non è un delitto e forse è segno d’intelligenza,

Pasta e glifosato, vigneti diserbati, microbioma intestinale.
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Secondo me …

A- Ottimo diserbante, riduce i costi
B- Impossibile farne a meno
C- Inutile e dannoso

glifosato vigneto

Questo articolo è copyright free, la citazione del sito è gradita ma non obbligatoria.
Alcune informazioni pro glifosato non pertinenti all’utilizzo in vigneto sono reperibili sul sito della lobby pro glifosato

L’origine
Il glifosato è un aminoacido di sintesi chimica, non esistente in natura, SINTETIZZATO per la prima volta nel 1950 dal chimico Henry Martin, che lavorava per la Ditta svizzera Cilag, non fu però oggetto di pubblicazione.
Nel 1964 l’americana Stauffer Chemical brevettò il glifosato come chelante, essendosi accorta che reagiva efficacemente con vari elementi metallici. Grazie a questa proprietà, il prodotto trovò impiego per disincrostare tubi e grandi recipienti industriali.

Monsanto ha scoperto come si sintetizza il glifosato nel 1976. In realtà l’Azienda americana si è accorta allora di quanto il glifosato fosse pestifero per tutti i vegetali e brevettò un prodotto, il Roundup®, che ha avuto un enorme successo mondiale, oggi utilizzato in 130 Paesi.

I risultati dei test preliminari di valutazione erano così spettacolari che la prima relazione sulle prove fu di una parola sola, “EUREKA!”… lo abbiamo trovato! Si riscontrava che l’erbicida era efficace non solo sulle infestanti annuali, ma anche sulle perenni, ed era attivo sia sulle foglie sia sulle radici.
fonte: www.roundup.it

I suoi effetti sulle erbacce sono immediati, in pochi giorni si seccano, muoiono ed è possibile seminare ciò che si desidera: meravigliose aiuole, campi sportivi, prati da golf, campi d’ortaggi o di piante da seme. In alternativa nei campi con piante da frutto, come la vite, è possibile liberare le piante dalle erbacce senza grossa fatica (vedi foto).

L’autorizzazione
Nella documentazione che autorizzava l’impiego del glifosato, la Monsanto sostenne che la molecola viene inattivata dall’aria e per azione della luce. Allora non erano possibili riscontri scientifici di queste affermazioni; sebbene in base alla teoria chimica il glifosato sembrasse resistente e non attaccabile da fattori naturali . Con poche certezze teoriche si segui il criterio dell’evidenza sperimentale: se la molecola non è più attiva, vuol dire che è sparita!
A decenni di distanza s’è scoperto che la molecola non sparisce, ma si inattiva legandosi ai sali presenti nella terra. L’acqua piovana la discioglie e la porta un po’ più in basso. Dopo decenni di diserbo l’acqua col glifosato raggiunge la falda acquifera e viene portata via nel ciclo delle acque.
Il ciclo del Glifosato era già chiaro nel 1964, quando la scomparsa Stauffer Chemical lo definì un chelante dei metalli, ma il destino ha voluto che quegli studi fossero dimenticati. Bayer, oggi proprietaria della Monsanto, ha cambiato i punti di difesa e dice che:

La degradazione a opera degli agenti fisici (luce, acqua, calore) è limitata: la principale via di demolizione della molecola è di tipo microbiologico e i microrganismi possono operarla sia in assenza che in presenza dell’aria, in tempi molto brevi.
fonte: www.roundup.it

Bayer dimentica però di dire che i microrganismi muoiono e rilasciano la molecola intatta, o al massimo all’interno di proteine e DNA in cui la glicina è sostituita dal glifosato di sintesi.

L’acquisto di Bayer
Nel 2018 Bayer ha comprato e soccorso una zoppicante Monsanto, che doveva affrontare varie cause legali negli Stati Uniti, per non avere dato adeguate informazioni agli operatori agricoli sui rischi che correvano maneggiando il Roundup.
Il colosso chimico tedesco ha acquistato Monsanto per 66 miliardi di dollari, cifra definita in un accordo del 2016. Investimento che sembra assurdo, ma che probabilmente si basava sul rischio calcolato che il legislatore europeo non si opporrà mai al colosso tedesco se non sarà disponibile una tecnica alternativa a parità di costo. Il 12 dicembre 2017 l’Unione Europea ha approvato l’uso del glifosato fino al 15 dicembre del 2022.

L’Azienda tedesca, oltre alla teoria microbica, sostiene che la molecola non è rischiosa in sé stessa, ma la sua pericolosità dipende dagli altri composti presenti nel formulato. Affermazione priva di riscontri, che permette di sviluppare nuovi formulati, impedendo di fatto di vietare il glifosato.

Le conoscenze attuali
Il percorso biochimico del glifosato è ormai chiaro. Viene assorbito dalle piante, che lo confondono con la glicina, un aminoacido naturale. Tramite l’enzima EPSPS, che hanno solo i vegetali e forse i microrganismi, il glifosato entra nel ciclo biologico e impedisce la sintesi di alcuni aminoacidi, che gli animali devono trovare nella loro dieta (erbivori) o nella dieta del loro cibo (carnivori). Questi aminoacidi sono definiti essenziali perché l’organismo umano non è in grado di costruirli. Hanno di fatto un ruolo nutrizionale identico a quello delle vitamine, sebbene siano più diffusi. Bayer dice a riguardo cose strutturalmente confuse:

Questa molecola [glifosate] inibisce un enzima prodotto dai vegetali (l’enzima EPSPS) bloccando la produzione di 3 aminoacidi aromatici essenziali per la sintesi delle proteine. Dal momento che tale enzima è presente solamente nel regno vegetale, il glifosate agisce solo sugli organismi vegetali.
fonte: www.roundup.it

Accertato che il glifosato, in italiano con la lettera “o”, agisce anche sui batteri, come sostenuto da Bayer, rimane da elaborare una teoria scientifica condivisa sull’effetto che la molecola può avere sulle migliaia di miliardi di microrganismi probio (a favore della vita) presenti nel nostro intestino. In questo caso i sostenitori dell’uso di glifosato affermano che il diserbante in discussione non è più dannoso degli antibiotici. Altri sostengono che il glifosato è la causa della celiachia. beyondceliac

Nel giugno 2020 Bayer, acquirente della Monsanto, ha patteggiato più di centomila cause, accettando di pagare da 8,8 a 9,6 miliardi di dollari e mettendo a disposizione 1,5 miliardi di dollari per qualsiasi pretesa futura. Sono state infatti dimostrate correlazioni statistiche fra l’uso del Roundup e il numero di agricoltori affetti da linfomi non Hodgkin (LNH), cioè tumori maligni che si originano dai linfociti (B e T). Restano pendenti tre cause precedenti all’accordo.

L’impiego in agricoltura
Per gli alberi da frutto, compresa la vite, esistono alternative efficaci al diserbo chimico. Si può operare meccanicamente con attrezzature che stanno diventando sempre più rapide e performanti. Sono state sviluppate macchine di grosse dimensioni che effettuano il diserbo elettrico, diretto o tramite microonde direzionate. E’ possibile inerbire con sementi di altezza ridotta, che permettano di intervenire con tre o quattro tagli d’erba all’anno, che sarebbero più rapidi e meno costosi dell’eventuale diserbo misto, effettuato meccanicamente fra i filari e chimicamente sotto le piante.

Per le culture erbacee da seme come frumento (pane, pasta) e orzo (birra) la sostituzione del glifosato sembra più complessa. Il diserbo infatti previene lo sviluppo di erbe infestanti che altrimenti rimarrebbero presenti al momento della raccolta.

Il glifosato diventa estremamente dannoso quando è utilizzato come disseccante. In questo caso il trattamento avviene poco prima del raccolto e ha lo scopo di favorire il distacco dei chicchi dalla spiga. Questo intervento è assurdo in zone calde, dove la spiga produce meno quantità per carenza d’acqua ma si dissecca naturalmente. L’impiego tardivo di glifosato è invece una necessità in Canada o nelle aree del nord Europa, dove il frumento mantiene un’elevata attività vegetativa e non fa cadere facilmente il chicco.
Recentemente sono stati individuati sette marchi di pasta italiana con elevati tenori di glifosato. Sono state scovate anche numerose navi provenienti dal Canada, “europeizzate” a Gibilterra, che scaricavano grano contaminato in Italia.

Il glifosato è al centro della strategia ogm di Monsanto. L’Azienda comprata da Bayer produce infatti anche sementi geneticamente modificate resistenti agli erbicidi, come glifosato e dicamba. Il nome commerciale dato da Monsanto a questi ogm è, simpaticamente, Roundup Ready. La strategia Monsanto sembra abbastanza ovvia: è più facile uccidere qualsiasi infestante con dei veleni e poi creare un ogm resistente ai veleni, piuttosto che spendere anni e miliardi in ricerca di piante resistenti alle malattie, ma magari meno produttive. Nel 2013 Monsanto fu multata per violazione del Plant Protection Act, in quanto diffondeva in modo incontrollato mais OGM, che metteva a rischio le esportazioni USA verso l’Europa.

Prosecco DOCG a tutela dell’ambiente
Nel febbraio del 2017 il Nord-Est d’Italia ha deciso di bandire il glifosato dai vigneti. Non per logiche legate al cancro, ma per una maggiore attenzione verso gli agricoltori, le famiglie che abitano a poca distanza dalle vigne e i consumatori. Un’iniziativa promossa dai due Consorzi della Valpolicella e del Prosecco Docg. La domanda sembra giacere dispersa al Comitato Nazionale Vini, che dovrebbe autorizzare le variazioni ai disciplinari. Il Prosecco DOCG ha continuato e vinto la sua battaglia chiedendo ai Comuni dell’area di produzione che il glifosato sia vietato nel territorio comunale, in grande anticipo rispetto alla concorrente Champagne.

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